Contributi colf 2026

Guida pratica alle fasce INPS, alla soglia delle 24 ore, alle quote contributive e alle scadenze per una collaboratrice domestica.

In sintesi

I contributi INPS sono obbligatori nel rapporto regolare con una colf. Il datore li versa trimestralmente, trattenendo dalla retribuzione la quota che resta a carico della lavoratrice. L’importo dipende soprattutto da ore settimanali, retribuzione oraria effettiva e caratteristiche del contratto.

Cosa sono i contributi INPS della colf e chi li versa

I contributi sono somme previdenziali e assicurative collegate al lavoro domestico. Per una colf assunta regolarmente, il datore di lavoro domestico è responsabile dell’intero versamento all’INPS. Nel pagamento confluiscono una quota a carico del datore e una quota a carico della lavoratrice: quest’ultima, quando prevista, viene trattenuta dalla retribuzione.

È utile distinguere tre importi: il totale dell’avviso INPS, la trattenuta in busta paga e il costo che rimane effettivamente a carico della famiglia. Non coincidono sempre. Questa guida affronta il caso specifico della colf; per le regole comuni a tutte le figure domestiche consulta la guida generale ai contributi del lavoro domestico 2026.

Retribuzione oraria e fasce contributive 2026

Nel 2026 l’INPS pubblica tabelle contributive annuali per il lavoro domestico. Per i rapporti fino a 24 ore alla settimana, la contribuzione oraria è organizzata in tre fasce: la fascia corretta dipende dalla retribuzione oraria effettiva della colf. Le tabelle distinguono inoltre le quote a carico di datore e lavoratrice e contemplano le situazioni CUAF previste dall’INPS.

La retribuzione oraria effettiva non va letta in modo frettoloso come la sola paga base indicata per un’ora. Per applicare correttamente la tabella occorre considerare gli elementi utili alla contribuzione; in particolare possono rilevare la quota di tredicesima e, quando spettano vitto e alloggio, il loro valore convenzionale. La fascia va quindi verificata con i dati effettivi del rapporto e con la tabella INPS vigente.

Metodo prudente: prima individua l’orario settimanale contrattuale; poi ricostruisci la retribuzione oraria effettiva; infine scegli la colonna INPS applicabile e separa la quota della colf da quella del datore.

Fino e oltre 24 ore settimanali: la regola da applicare con precisione

Fino a 24 ore settimanali

Quando l’orario è fino a 24 ore settimanali, il contributo è orario e dipende dalla fascia della retribuzione oraria effettiva. Non esiste quindi un unico contributo valido per ogni colf part-time: due rapporti con lo stesso numero di ore possono ricadere in fasce differenti se cambia la retribuzione utile al calcolo. Per approfondire questa configurazione, consulta i contributi della colf part-time.

Da 25 ore settimanali

Con almeno 25 ore settimanali si entra nella disciplina oltre 24 ore: si applica il contributo orario specifico della tabella INPS per tutte le ore retribuite. In questo caso non si usano le tre fasce legate alla retribuzione oraria effettiva previste per gli orari fino a 24 ore. La soglia non è quindi una media mensile né una scelta discrezionale: va letta sull’orario settimanale del rapporto e sui dati comunicati all’INPS.

Attenzione alla soglia: 24 ore rientrano nella disciplina a fasce; 25 ore rientrano nella tabella oltre 24 ore. Se l’orario è variabile, l’impostazione corretta richiede di verificare come l’orario è stato pattuito e comunicato, invece di applicare automaticamente la regola di un singolo mese. Le guide sui contributi della colf per 25 ore e sui contributi della colf per 40 ore mostrano come applicare la disciplina oltre 24 ore in due configurazioni frequenti.

Ore aggiuntive o variazione dell’orario: cosa controllare

Un aumento stabile dell’orario può modificare il calcolo e, se porta il rapporto da 24 a 25 ore o oltre, anche il criterio contributivo. Prima della scadenza trimestrale verifica contratto, comunicazione di variazione e avviso pagoPA. L’INPS consente di modificare o stampare un nuovo avviso quando cambiano elementi come l’orario, con rideterminazione dell’importo.

Colf a tempo determinato: quando è pertinente

Il rapporto a termine non cambia la natura domestica del lavoro, ma può aggiungere un elemento contributivo. La circolare INPS 2026 indica un contributo addizionale dell’1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro. Restano le esclusioni stabilite dalla legge, tra cui l’assunzione a termine per sostituire una lavoratrice assente. Il motivo del termine e il contratto devono quindi essere verificati prima del calcolo.

Il contributo addizionale e la quota CUAF sono concetti distinti: non scegliere una colonna o un importo “per somiglianza”. Per una sostituzione, una convivenza o legami familiari che possano incidere sulla contribuzione, è opportuno usare le istruzioni INPS e, se necessario, il supporto di un professionista. Per la configurazione convivente, consulta i contributi della colf convivente.

Scadenze di versamento nel 2026

I contributi si versano per trimestre: dal 1° al 10 aprile per gennaio-marzo, dal 1° al 10 luglio per aprile-giugno, dal 1° al 10 ottobre per luglio-settembre e dal 1° al 10 gennaio dell’anno successivo per ottobre-dicembre. Se l’ultimo giorno cade di domenica o in un festivo, il termine slitta al primo giorno successivo non festivo.

Il pagamento avviene tramite avvisi pagoPA. Nel Portale dei Pagamenti INPS è possibile generare l’avviso, pagare online e conservare la ricevuta. Il ritardo o il mancato pagamento può comportare sanzioni: non rimandare il controllo dei dati all’ultimo giorno.

Contributi, costo complessivo, TFR e tredicesima: le differenze

Contributi

Somme versate all’INPS; il datore anticipa anche l’eventuale quota trattenuta alla colf.

Retribuzione

È il compenso dovuto per il lavoro svolto, da distinguere dal totale del pagamento contributivo.

Tredicesima

È una mensilità aggiuntiva che matura secondo le regole del rapporto; può incidere anche sulla retribuzione utile ai fini contributivi.

TFR

È una competenza di fine rapporto che matura nel tempo; non è un contributo INPS né una trattenuta ordinaria.

Per stimare il costo della colf la famiglia deve guardare tutte queste voci, oltre a ferie, eventuali maggiorazioni e altre competenze. Il solo importo dell’avviso INPS non misura il costo annuo del rapporto.

Tre esempi prudenti

1. Colf non convivente, 12 ore settimanali

Si resta fino a 24 ore. Occorre determinare la retribuzione oraria effettiva e applicare la relativa fascia INPS 2026 alle ore retribuite del trimestre. Il risultato va diviso tra quota datore e quota colf secondo la tabella applicabile.

2. Colf non convivente, 24 ore settimanali

Il rapporto resta nella disciplina a fasce. Anche qui la retribuzione oraria effettiva è decisiva: non si passa alla tabella oltre 24 ore perché l’orario è esattamente di 24 ore.

3. Colf con aumento stabile da 24 a 25 ore

Dal nuovo orario si applica la disciplina oltre 24 ore per tutte le ore retribuite. Prima del pagamento vanno aggiornati i dati del rapporto e l’avviso. Se le ore ulteriori sono episodiche o il calendario è irregolare, non usare questo esempio come automatismo: verifica il caso concreto.

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Domande frequenti

I contributi INPS della colf sono obbligatori?

Sì. In un rapporto di lavoro domestico regolare il datore di lavoro deve versare all’INPS i contributi dovuti; l’importo comprende anche l’eventuale quota a carico della lavoratrice, che il datore trattiene dalla retribuzione.

Chi versa i contributi della colf?

Il versamento all’INPS è eseguito dal datore di lavoro domestico. Nel totale versato confluiscono la quota a suo carico e la quota a carico della colf, se prevista, trattenuta in busta paga.

Come funzionano le fasce contributive fino a 24 ore settimanali?

Fino a 24 ore settimanali il contributo orario si individua nella fascia INPS corrispondente alla retribuzione oraria effettiva. Per scegliere la fascia non basta guardare una cifra isolata: occorre ricostruire correttamente la retribuzione utile ai fini contributivi.

Cosa succede da 25 ore settimanali in poi?

Con almeno 25 ore settimanali si applica il contributo orario previsto dalla tabella INPS per gli orari superiori a 24 ore, per tutte le ore retribuite. Non si applicano le tre fasce collegate alla retribuzione oraria effettiva previste fino a 24 ore.

Le ore aggiuntive cambiano i contributi?

Possono cambiarli. Se aumenta stabilmente l’orario o si supera la soglia delle 24 ore, occorre aggiornare i dati del rapporto e verificare il nuovo avviso di pagamento. Per ore occasionali e situazioni non lineari è prudente verificare il caso concreto prima di confermare l’importo.

Quando si pagano i contributi della colf?

L’INPS indica versamenti trimestrali dal 1° al 10 aprile, dal 1° al 10 luglio, dal 1° al 10 ottobre e dal 1° al 10 gennaio. Se l’ultimo giorno utile è domenica o festivo, la scadenza slitta al primo giorno successivo non festivo.

Il tempo determinato comporta contributi diversi?

Per il lavoro domestico a tempo determinato l’INPS indica un contributo addizionale dell’1,40% della retribuzione imponibile, a carico del datore, salvo le esclusioni previste dalla legge, tra cui la sostituzione di un lavoratore assente. La verifica va fatta sul motivo e sui dati del contratto.

Contributi, TFR e tredicesima sono la stessa cosa?

No. I contributi sono somme previdenziali versate all’INPS; la tredicesima è una mensilità aggiuntiva e il TFR è una competenza che matura durante il rapporto. Sono tutte voci da considerare nel costo della colf, ma seguono regole diverse.

Fonti e verifica

Autore: Marco Amerighi, Consulente del lavoro abilitato
Aggiornato il: 16 agosto 2026

Contenuto informativo: per importi, fascia, variazioni e condizioni particolari fanno fede le tabelle e le istruzioni INPS vigenti al momento del versamento.