In sintesi
I contributi INPS sono somme dovute per il rapporto di lavoro domestico regolare. Il datore di lavoro li versa all'INPS e, quando prevista, trattiene dalla retribuzione del lavoratore la relativa quota a suo carico.
- Lo stipendio e i contributi sono voci diverse.
- L'importo contributivo dipende dalle caratteristiche concrete del rapporto.
- Le ore settimanali e la retribuzione oraria effettiva sono dati rilevanti.
- Il costo complessivo per la famiglia comprende anche altre voci, come tredicesima e TFR.
I valori contributivi possono essere aggiornati annualmente dall'INPS. Per una stima affidabile occorre partire dalle caratteristiche effettive del rapporto.
Come funzionano i contributi nel lavoro domestico
Nel lavoro domestico la contribuzione serve a regolare gli obblighi previdenziali e assicurativi del rapporto. Non è un importo separato e facoltativo: fa parte della gestione ordinaria dell'assunzione di una colf, di una badante o di una babysitter.
L'importo da versare non si ricava guardando soltanto la paga indicata nel contratto. Occorre ricostruire correttamente il rapporto, considerando soprattutto l'orario, la retribuzione utile ai fini contributivi e gli elementi che incidono sul calcolo. Le tabelle e le istruzioni applicabili sono aggiornate dall'INPS.
Chi paga i contributi INPS
Il datore di lavoro domestico è responsabile del versamento dei contributi all'INPS. Il contributo complessivo comprende una quota a carico del datore e, nei casi previsti, una quota a carico del lavoratore: quest'ultima viene trattenuta dalla retribuzione.
Per questo è utile distinguere sempre tra il totale che il datore versa all'INPS, la parte trattenuta in busta paga e il costo complessivo sostenuto dalla famiglia. Sono informazioni collegate, ma non coincidono.
CUAF e rapporti a tempo determinato
Nelle tabelle INPS 2026 gli importi sono distinti tra colonne comprensive della quota CUAF e colonne senza quota CUAF. La scelta non dipende da una semplice preferenza del datore: l'INPS indica come casi in cui il contributo CUAF non è dovuto il rapporto tra coniugi, ammesso solo quando il datore coniuge è titolare di indennità di accompagnamento, e il rapporto con parenti o affini conviventi entro il terzo grado, quando riconosciuto dalla legge.
Per i rapporti a tempo determinato, la circolare INPS 2026 indica inoltre un contributo addizionale dell'1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro. La legge esclude l'addizionale quando il lavoratore è assunto a termine per sostituire un lavoratore assente e non applica ai contratti di lavoro domestico l'aumento di 0,5 punti percentuali previsto per i rinnovi. CUAF e contributo addizionale sono elementi distinti: per applicare la tabella corretta occorre verificare la situazione concreta del rapporto.
Da cosa dipende l'importo dei contributi
I contributi dipendono dalle caratteristiche del singolo rapporto. Tra i dati da verificare ci sono il numero di ore settimanali, la retribuzione oraria effettiva e l'inquadramento del lavoro domestico.
La retribuzione oraria effettiva non è soltanto la paga oraria concordata: secondo le indicazioni INPS, nella ricostruzione possono rilevare anche la quota di tredicesima e, quando applicabile, il valore convenzionale di vitto e alloggio ripartito per ore. I dettagli dipendono dalla situazione concreta.
Ore settimanali e contribuzione
Le ore settimanali incidono sul metodo contributivo. L'INPS distingue in via generale i rapporti fino a 24 ore settimanali dai rapporti con almeno 25 ore settimanali: sotto la soglia il contributo orario è collegato a fasce di retribuzione, mentre a partire da 25 ore settimanali si applica il contributo previsto per tutte le ore pagate.
Questa è la regola generale da cui partire. Le fasce, le tabelle annuali e le situazioni particolari, comprese eventuali ore aggiuntive, richiedono una verifica specifica e saranno approfondite nelle guide dedicate alle singole configurazioni.
Retribuzione e contributi non sono la stessa cosa
La retribuzione è quanto spetta al lavoratore per l'attività svolta. I contributi sono invece gli importi collegati agli obblighi previdenziali del rapporto. Una parte dei contributi può essere trattenuta dalla retribuzione del lavoratore, ma questo non trasforma i contributi nello stipendio.
Separare questi elementi aiuta a leggere correttamente il cedolino e a non confondere la paga concordata con il costo che il datore deve sostenere per mantenere regolare il rapporto.
Contributi Colf
Per una colf, il punto di partenza è sempre il rapporto effettivo: ore, retribuzione e modalità di svolgimento del lavoro. La guida sui contributi Colf approfondisce l'applicazione del sistema contributivo a questa figura.
Contributi Badante
Anche per una badante il versamento contributivo segue le regole del lavoro domestico, da applicare ai dati concreti del rapporto. Per orientarti sulla figura assistenziale consulta la guida ai contributi Badante.
Contributi Babysitter
Una babysitter rientra nel lavoro domestico quando il rapporto possiede le caratteristiche previste per questa tipologia di lavoro. Le regole contributive vanno quindi lette insieme a orario e retribuzione: trovi l'approfondimento nella guida sui contributi Babysitter.
Quando si versano i contributi
I contributi del lavoro domestico si versano con periodicità trimestrale. Le scadenze e le modalità operative devono essere controllate sulle indicazioni INPS aggiornate: consulta la guida alle scadenze dei contributi per il lavoro domestico prima di effettuare il versamento.
Contributi e dichiarazione dei redditi
I contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per il lavoro domestico possono essere dedotti dal reddito solo per la quota rimasta a carico del datore di lavoro, quindi al netto della quota rimasta a carico del lavoratore. L'importo massimo indicato dall'Agenzia delle Entrate è di 1.549,37 euro per anno d'imposta.
La deduzione dei contributi non coincide con la detrazione per le spese di assistenza personale di persone non autosufficienti. Quest'ultima è un'agevolazione distinta: l'Agenzia delle Entrate indica una detrazione IRPEF del 19% su una spesa massima di 2.100 euro, con condizioni specifiche, tra cui il limite di reddito complessivo di 40.000 euro. Prima della dichiarazione è opportuno verificare requisiti e documentazione richiesti.
Contributi e costo complessivo per la famiglia
I contributi sono una componente del costo del rapporto, ma non sono l'unica. Per stimare quanto costa davvero una colf, una badante o una babysitter bisogna considerare anche la retribuzione, la tredicesima, il TFR e le altre voci che possono maturare nel rapporto.
Come stimare il costo del rapporto
Il simulatore CostoDomestico aiuta a stimare il costo complessivo del rapporto domestico. I contributi INPS sono una delle componenti considerate, insieme alle altre voci rilevanti.
Calcola adessoFonti ufficiali
- INPS — Circolare n. 9 del 3 febbraio 2026
- Normattiva — Legge 28 giugno 2012, n. 92, art. 2
- INPS — Contributi e agevolazioni fiscali per chi assume un lavoratore domestico
- INPS — Pagamento dei contributi al lavoratore domestico
- Agenzia delle Entrate — Contributi per addetti ai servizi domestici e familiari
- Agenzia delle Entrate — Agevolazioni per l'assistenza personale
Autore: Marco Amerighi — consulente del lavoro abilitato
Aggiornato il: 13 agosto 2026
Il calcolo contributivo dipende dalle caratteristiche concrete del rapporto e i valori possono essere aggiornati annualmente dall'INPS.
Domande frequenti
Chi paga i contributi di colf, badanti e babysitter?
Il datore di lavoro effettua il versamento all'INPS. Il contributo comprende una quota a carico del datore e, quando prevista, una quota a carico del lavoratore trattenuta dalla retribuzione.
Da cosa dipende l'importo dei contributi?
L'importo dipende soprattutto dalle ore settimanali, dalla retribuzione oraria effettiva e dalle caratteristiche concrete del rapporto di lavoro domestico.
I contributi sono compresi nello stipendio?
No. Lo stipendio è la retribuzione dovuta al lavoratore; i contributi sono una voce distinta collegata agli obblighi previdenziali del rapporto, anche se una quota può essere trattenuta dalla retribuzione.
Le ore settimanali incidono sui contributi?
Sì. L'INPS distingue in generale i rapporti fino a 24 ore settimanali da quelli con almeno 25 ore settimanali; per applicare correttamente la regola occorre considerare i dati effettivi del rapporto.
Quando si pagano i contributi?
I contributi del lavoro domestico si versano trimestralmente. Prima del pagamento è opportuno verificare le scadenze e le istruzioni aggiornate dell'INPS.
I contributi INPS sono tutti deducibili?
No. La deduzione riguarda la sola quota contributiva rimasta a carico del datore di lavoro, al netto della quota rimasta a carico del lavoratore, entro il limite previsto dall'Agenzia delle Entrate. È distinta dall'eventuale detrazione per le spese di assistenza personale di persone non autosufficienti.
I contributi sono uguali per colf, badante e babysitter?
Le regole generali appartengono al lavoro domestico. Per applicarle correttamente bisogna però considerare l'inquadramento, l'orario, la retribuzione e le caratteristiche concrete del singolo rapporto.
Come posso stimare il costo complessivo del rapporto?
Puoi usare il simulatore CostoDomestico per ottenere una stima del costo complessivo del rapporto, nel quale i contributi INPS sono una delle componenti considerate.